Tribunale di Milano: bando Difesa discriminatorio, riapre la selezione per 1.100 posti
Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatoria la clausola che imponeva la cittadinanza italiana per accedere al concorso del Ministero della Difesa. La sentenza ordina la riapertura delle domande per 1.100 posti, ammettendo anche cittadini europei e titolari di protezione internazionale.
Il Tribunale di Milano ha dichiarato discriminatoria la clausola del bando del Ministero della Difesa che imponeva il possesso della cittadinanza italiana come requisito obbligatorio per partecipare al concorso pubblico. La decisione, resa nota dalla CGIL Lombardia insieme ad APN - Avvocati per Niente e ASGI - Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione, riguarda la selezione di 1.100 unità di personale non dirigenziale a tempo pieno e indeterminato nell'Area degli assistenti.
La sezione Lavoro del Tribunale, presieduta dalla dottoressa Saioni, ha comunicato la pronuncia il 30 ottobre ordinando al Ministero di modificare il bando per ammettere alla selezione anche i cittadini dell'Unione europea, i familiari di cittadini Ue appartenenti a Paesi terzi, i titolari di permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo e i beneficiari di protezione internazionale. La decisione è valida fermo restando il possesso degli altri requisiti previsti.
Il giudice ha disposto la riapertura delle domande di partecipazione entro tre giorni dall'ordinanza, prevedendo una sanzione di 100 euro per ogni giorno di ritardo nel rispetto del termine. Le prove di selezione dovranno essere nuovamente indette con l'ammissione dei candidati stranieri, con i costi a carico dell'amministrazione. Secondo le associazioni promotrici del ricorso, tali spese si sarebbero potute evitare.
Le mansioni oggetto del concorso includono figure professionali quali cuochi, meccanici, assistenti sanitari, informatici, edili e tecnici di vario genere. La CGIL Lombardia ha definito la decisione di particolare rilievo, sottolineando che per la prima volta i cittadini stranieri potranno essere ammessi a svolgere attività lavorative alle dipendenze del Ministero della Difesa.
Le organizzazioni hanno espresso soddisfazione per una pronuncia che riafferma il principio di parità di trattamento nell'accesso al pubblico impiego. Hanno ricordato che il requisito della cittadinanza italiana può essere richiesto soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge. Le associazioni si augurano che il Ministero della Difesa dia tempestiva esecuzione alla sentenza e adegui stabilmente i propri bandi alle indicazioni della giurisprudenza, evitando clausole discriminatorie e garantendo l'accesso alle opportunità di lavoro pubblico a tutte le persone che ne abbiano diritto, selezionando solo in base alle competenze.
C.M.Harper--TFWP