The Fort Worth Press - Rea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra Bach

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Rea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra Bach
Rea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra Bach

Rea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra Bach

A Sulmona due visioni a confronto, dialogo tra i due artisti

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(di Fabio Iuliano) Due pianoforti, un solo protagonista: Johann Sebastian Bach in un dialogo in musica fra Ramin Bahrami, interprete bachiano di fama internazionale, e Danilo Rea, pianista jazz con solida formazione classica. Domenica 7 dicembre alle 17.30, al teatro comunale 'Maria Caniglia' di Sulmona va in scena 'Bach is in the air', un concerto che si inserisce nella 73/a stagione della Camerata Musicale. Il format è pensato come un viaggio nella musica senza tempo del genio tedesco, dove la lettura filologica di Bahrami incontra le improvvisazioni di Rea in un gioco di rimandi continuo. Due visioni solo in apparenza lontane che si incontrano sul terreno comune della musica. "Ci siamo ritrovati in un esperimento che dura da tempo, nel territorio dei grandi compositori classici - spiega Rea -. Con Ramin lavoriamo su un repertorio infinito attribuito a Bach. L'idea non è stravolgerlo, ma rispettare la partitura e aggiungere colori, improvvisando nello stile bachiano, in dialogo costante con il testo". Il progetto, rodato in oltre 150 concerti in tutto il mondo, punta a tenere insieme struttura e libertà. "La musica barocca prevedeva l'improvvisazione - ricorda il pianista jazz -. Il grande rispetto della partitura ti dà fiducia nell'azzardo. Questo tipo di concerto fa crescere anche il pubblico che non conosce lo spartito: io resto fedele al testo, ma l'improvvisazione è interna al linguaggio di Bach". Dietro le quinte, fra i due il confronto diventa esplicito. È Rea a chiedere a Bahrami quanto margine di libertà resti a un interprete classico di fronte allo spartito. "In questo progetto lo spartito è una traccia", risponde il pianista iraniano. "C'è molto spazio all'inventiva del momento: un campo largo di idee e cambiamenti repentini, dove anche il testo di Bach, pur riconoscibile, è vivo e si muove". Poi Bahrami ribalta i ruoli. "A Danilo farei una domanda antipatica: 'Perché ha tradito gli studi classici?' - sorride - lui è figlio della classica quanto del jazz, ha un tocco che molti pianisti classici non hanno. Nel suo modo di trattare il jazz c'è una base molto classica e un grande dominio degli stili". Sullo sfondo emerge anche il background personale del pianista iraniano, che richiama la recente "guerra dei 12 giorni" vissuta a giugno dalla sua famiglia a Teheran. "Sono molto addolorato per le arroganze che vediamo nel mondo", dice. "Noi uomini di cultura abbiamo il dovere di ricordare l'importanza della cultura umanistica: dove c'è cultura è più difficile arrivare a scannarsi come bestie".

Rea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra BachRea e Bahrami al piano, quando il jazz incontra Bach

P.Navarro--TFWP