The Fort Worth Press - Influenza aviaria, laghi e cigni segnali di rischio per l'Europa

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Influenza aviaria, laghi e cigni segnali di rischio per l'Europa
Influenza aviaria, laghi e cigni segnali di rischio per l'Europa

Influenza aviaria, laghi e cigni segnali di rischio per l'Europa

Studio, aiutano a individuare possibili focolai

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Le temperature minime raggiunte in autunno, il livello dell'acqua in laghi e stagni durante l'inverno e la presenza di cigni reali: sono questi i principali segnali di rischio da tenere d'occhio, che potrebbero essere fondamentali per prevedere lo scoppio di un'epidemia di influenza aviaria in Europa e potrebbero aiutare a individuare i focolai quando sono ancora nelle loro fasi iniziali in modo da contenere i danni. È quanto afferma lo studio dell'Università tedesca di Heidelberg pubblicato sulla rivista Scientific Reports, che si è basato sui risultati ottenuti da un sistema di intelligenza artificiale. Il virus H5N1, responsabile dell'influenza aviaria, si è ormai adattato ai mammiferi come i bovini e i casi riscontrati nell'uomo sono già diversi: a gennaio di quest'anno è stato rilevato il primo in Europa, riguardante un uomo in Inghilterra. Finora, però, la trasmissione è avvenuta solo dagli animali all'uomo e non è stato al momento rilevato nessun caso di contagio da uomo a uomo. Per comprendere i fattori che possono aumentare la probabilità di un'epidemia, i ricercatori coordinati da Joacim Rocklöv hanno addestrato un sistema di apprendimento automatico basato sull'IA con i dati di tutti i focolai avvenuti in Europa tra il 2006 e il 2021. I risultati mostrano che un ruolo molto importante lo gioca la temperatura minima autunnale, sebbene con effetti che variano da regione a regione: temperature minime elevate sono associate in certe aree con aumento del rischio, e in altre con una sua diminuzione. Un livello dell'acqua inferiore al previsto in laghi e stagni tra gennaio e marzo, invece, è legato a una minore probabilità di epidemia, mentre l'effetto contrario è dato dalla presenza di una popolazione di cigni reali. Secondo gli autori dello studio, questi dati potrebbero essere integrati nei sistemi regionali di sorveglianza.

S.Palmer--TFWP