The Fort Worth Press - Nel laboratorio dei Kolors

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Nel laboratorio dei Kolors




Entrare nello studio dei The Kolors significa essere catapultati in un laboratorio sonoro in cui l’arte si mescola alla fisica. La band formata dai fratelli Antonio “Stash” Fiordispino e Alex Fiordispino insieme a Dario Iaculli si muove tra consolle, sintetizzatori analogici e microfoni come se stesse eseguendo un esperimento scientifico. Il successo travolgente di “Italo Disco” e “Karma”, trasmessi a ripetizione dalle radio italiane nel 2023 e nel 2024, non è frutto di un caso: dietro ogni singolo c’è una ricerca maniacale del suono, un metodo che unisce tecnologia, conoscenza fisica e gusto musicale.

Il punto di partenza: groove umano e imperfezione
La creazione di un brano dei The Kolors parte quasi sempre da un loop ritmico, retaggio delle lunghe jam session che hanno forgiato la band. Su questa base vengono aggiunte percussioni che donano una matrice reggae o afro, contribuendo a un groove tropicale che sarà la firma della canzone. A differenza di molti colleghi, Stash preferisce registrare i sintetizzatori in audio anziché in formato MIDI: in questo modo le piccole imprecisioni rimangono e diventano parte integrante del groove. Secondo lui, il vero ritmo nasce quando il musicista segue il battito cardiaco più che la griglia metronomica del computer. Questa ricerca deliberata dell’imperfezione è ciò che rende le loro produzioni organiche e avvolgenti.

Strumenti analogici e fisica del suono
Nel laboratorio dei The Kolors spiccano strumenti che sembrano usciti da un museo: il Moog Prodigy, sintetizzatore analogico degli anni ’80, genera suoni attraverso oscillatori fisici senza memorie interne. La band lo utilizza per creare bassi e timbri elettronici dal sapore vintage, come si può sentire nell’ultimo singolo “Rolling Stones”, dove il Moog domina il ritornello. A fianco dei sintetizzatori c’è il Talk Box, un dispositivo reso celebre dai Bon Jovi che molti confondono con l’autotune. In realtà l’autotune corregge le note; il Talk Box sfrutta l’acustica: il suono della chitarra viene convogliato in un tubicino che il cantante tiene in bocca, e modulando la forma della bocca si ottiene un effetto vocale unico. Questa miscela di elettronica e fisica permette alla band di modellare le frequenze in modo originale.

Voce, stack e coralità
I fan dei The Kolors si stupiscono sempre di come le loro voci suonino piene e corali pur senza ricorrere a sistemi di pitch correction. Il segreto sta negli stacks: per ogni brano Stash registra fino a quaranta tracce vocali diverse. Alcune ripetono la melodia principale, altre armonizzano su note più alte o più basse, e l’insieme viene distribuito nello spazio stereo per creare un effetto avvolgente. Un trucco fondamentale è variare leggermente l’interpretazione di ogni take; cantare la stessa frase identica produce un fastidioso effetto metallico chiamato flanger, mentre cambiare timbro e intensità dona calore.

L’aneddoto di “Italo Disco” e la lezione dell’imperfezione
Durante la visita allo studio, Stash ha raccontato un aneddoto sorprendente: la versione di “Italo Disco” che ha spopolato per tutta l’estate è in realtà la primissima demo del brano. La band ha tentato per mesi di reinciderlo e perfezionarlo, ma quelle piccole imperfezioni della prima registrazione gli davano un’umanità impossibile da riprodurre. Questo episodio dimostra quanto per i The Kolors la tecnologia sia al servizio dell’emozione, e non il contrario.

“Rolling Stones” e l’evoluzione del suono
Oggi i The Kolors tornano con “Rolling Stones”, singolo pubblicato il 27 marzo 2026 da Atlantic Records/Warner Music Italy. La canzone, firmata da Calcutta e Davide Petrella, è un tuffo nel reggae più fresco e contagioso, combinato con l’attitudine funk‑pop della band. Nata suonandola per ore fino a notte fonda, ha trovato la sua forma più autentica grazie agli strumenti degli anni ’80, in particolare il Moog. Il videoclip, diretto da YouNuts!, racconta una notte al Red Room di Milano; tra il pubblico compaiono l’attrice Eva Henger e il cantautore Gianni Celeste, immersi in un’estetica retrò che richiama gli anni ’70 e ’80.

L’uscita di questo brano segna un nuovo capitolo per una band che negli ultimi due anni ha dominato l’airplay radiofonico con “Italo Disco” e “Karma”. Dopo le partecipazioni al Festival di Sanremo nel 2024 e nel 2025 con “Un ragazzo una ragazza” e “Tu con chi fai l’amore”, Stash e soci mostrano una maturità che li porta a sperimentare groove tropicali e sonorità vintage, senza tradire l’identità pop.

Una carriera costruita tra palco e laboratorio
I The Kolors nascono a Milano nel 2009 e conquistano l’attenzione del grande pubblico nel 2015 vincendo il talent show Amici, ottenendo anche il premio della critica. Nello stesso anno pubblicano l’album “Out”, che raggiunge il primo posto in classifica e ci rimane per dodici settimane, trainato dal singolo “Everytime”. Negli anni successivi collaborano con nomi di spicco della scena urban e pop – da J‑Ax a Elodie, da Guè Pequeno a Sal Da Vinci – e partecipano al Festival di Sanremo con brani in italiano. Con “Italo Disco” nel 2023 conquistano la vetta della classifica FIMI per dieci settimane consecutive, collezionando certificazioni di platino e diamante in Europa. Il singolo “Karma”, uscito il 3 maggio 2024, diventa subito uno dei brani più passati in radio.

Questi traguardi non hanno sminuito la loro curiosità scientifica. Nel loro laboratorio sonoro, i The Kolors continuano a sperimentare con strumenti vintage, stack vocali e tecniche di registrazione, costruendo una musica che parla al cuore e al cervello. La community che li segue lo sa bene: molti commenti ai loro contenuti dietro le quinte lodano la scelta di privilegiare l’imperfezione, la fisicità del suono e la capacità di spiegare in modo semplice concetti complessi. “Ecco come si produce un disco nel 2026. Bravi ragazzi, avanti così!”, scrivono alcuni fan; altri parlano di un video “ottimo” e formativo, riconoscendo il valore educativo del loro approccio.

Quando la scienza incontra la musica
La giornata trascorsa nello studio dei The Kolors dimostra che la musica può diventare un linguaggio per spiegare la scienza e viceversa. La fisica delle onde sonore, l’acustica del Talk Box, l’elettronica degli anni ’80 e l’anatomia della voce diventano ingredienti al pari di melodia e armonia. In un’epoca dominata dall’iper‑correzione digitale, Stash e compagni rivendicano il diritto all’errore come fonte di groove e umanità. Per questo i loro brani riescono a conquistare sia le classifiche sia il rispetto di chi, ascoltando, sente battere un cuore dietro la macchina.

Mentre “Rolling Stones” inizia a risuonare nelle radio e nelle playlist, i The Kolors dimostrano di saper proiettare il loro passato analogico nel futuro digitale. La scienza, nel loro studio, non è un fine ma un mezzo per realizzare emozioni: un equilibrio difficile da raggiungere, ma che rende unico ogni loro brano.