The Fort Worth Press - Artemis II verso la Luna

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Artemis II verso la Luna




Dopo oltre mezzo secolo dall’ultima orbita lunare con equipaggio, la NASA ha avviato una nuova era di esplorazione con Artemis II, la prima missione con astronauti del programma Artemis. Questa missione di prova di dieci giorni inaugura un percorso che va ben oltre un semplice ritorno sulla Luna: l’obiettivo è costruire una presenza umana sostenibile nello spazio profondo, aprendo la strada a future basi lunari e alle missioni verso Marte. A bordo del veicolo spaziale Orion, l’equipaggio volerà attorno alla Luna compiendo una traiettoria a forma di otto, mettendo alla prova tutte le componenti del sistema – dal razzo Space Launch System (SLS) alle infrastrutture di recupero – per garantire la sicurezza dei voli futuri.

Il programma Artemis e i suoi obiettivi
Il programma Artemis è la risposta moderna all’epopea di Apollo. Mentre la missione Apollo 8 del 1968 portò per la prima volta astronauti attorno alla Luna, Artemis II costruisce sulle lezioni dell’orbita senza equipaggio di Artemis I del 2022 per dimostrare capacità indispensabili per l’esplorazione umana di lunga durata. La missione è concepita come un volo di prova integrato: verificare le prestazioni del razzo SLS, del modulo di servizio europeo che alimenta Orion e dei sistemi di supporto vitale, ma anche testare la comunicazione attraverso la Deep Space Network e valutare l’ambiente di radiazione nel volo profondo. Il programma prevede l’installazione di una stazione orbitale chiamata Gateway, basi permanenti al polo sud lunare e infine missioni con equipaggio verso Marte.

L’equipaggio e la preparazione
Artemis II porterà quattro astronauti: Reid Wiseman, comandante della missione, Victor Glover, pilota, Christina Hammock Koch, specialista di missione, e Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese, anch’egli specialista. È la prima volta che un canadese vola attorno alla Luna e la prima missione lunare con una donna a bordo, segno della volontà di NASA e partner di rendere più inclusiva l’esplorazione spaziale. I quattro hanno trascorso mesi di addestramento: prove di sopravvivenza, simulazioni di pilotaggio manuale, esercitazioni per l’evacuazione di emergenza e familiarizzazione con il modulo Orion e i sistemi di supporto vitale. Il loro spirito di squadra è stato coltivato attraverso campagne in piscina, in aerei in volo parabolico e durante lunghi periodi in camere anecoiche per testare le comunicazioni.

Il giorno del lancio: ascensione e orbita terrestre
Il 1º aprile 2026 si è aperta la finestra di lancio di Artemis II. Tra le 18:24 e le 20:24 (ora della costa orientale statunitense) il razzo SLS, la più potente macchina per il volo umano mai costruita da NASA, ha acceso i suoi motori e lasciato la rampa 39B del Kennedy Space Center. Otto minuti dopo l’accensione, i motori della fase centrale si sono spenti e il primo stadio si è separato, lasciando il secondo stadio e Orion a completare l’ascesa. Una volta in orbita, Orion ha dispiegato le sue quattro ali solari per alimentare il veicolo e ricaricare le batterie.

Orion ha completato un’orbita bassa di circa 90 minuti prima che il secondo stadio eseguisse due accensioni per portare la capsula su un’orbita terrestre ellittica alta. Durante questa fase, l’equipaggio ha iniziato le verifiche dei sistemi, valutando gli impatti vibrazionali e acustici, eseguendo un test di pilotaggio manuale e provando procedure di prossimità. Successivamente, i controllori di volo hanno dato il via libera all’inserzione translunare, spingendo la navicella su una traiettoria di fuga.

Il viaggio verso la Luna
Nei tre giorni successivi (giorni 2–4), la missione ha percorso circa 300 000 chilometri verso il nostro satellite. Il propulsore del modulo di servizio europeo ha eseguito l’iniezione translunare, l’ultima accensione di grande entità, che ha inserito Orion su un percorso a forma di otto verso la Luna. Questa traiettoria free‑return sfrutta il campo gravitazionale Terra-Luna: una volta effettuato il sorvolo, la navicella è naturalmente attirata verso la Terra senza bisogno di ulteriori spinte.

Durante il viaggio, i quattro astronauti hanno tolto le tute pressurizzate per indossare abiti comodi e hanno dedicato tempo a esperimenti scientifici, controlli di bordo e all’addestramento in vista del fly‑by lunare. Attraverso la rete di comunicazione Deep Space Network, hanno mantenuto contatti con i centri di controllo e inviato immagini e dati.

Il sorvolo lunare
Al quinto giorno, Orion è entrata nella sfera di influenza lunare, dove la gravità principale è quella del nostro satellite. Il giorno successivo la navicella ha raggiunto il punto di massima vicinanza: circa 6 600 km (circa 4 100 miglia) oltre il lato nascosto della Luna. Da questa quota gli astronauti hanno potuto vedere l’intero disco lunare con la Terra sullo sfondo, una prospettiva mai sperimentata dalle missioni Apollo.

Il sorvolo, della durata di circa sei ore, ha permesso all’equipaggio di fotografare e studiare regioni vicine ai poli e al lato nascosto. Secondo i piani di volo, il pilota Victor Glover ha preso il controllo manuale di Orion per testare la manovrabilità in volo profondo. Gli astronauti hanno anche partecipato a dimostrazioni scientifiche: un test acustico per caratterizzare il rumore interno della capsula e una lista di osservazioni lunari da trasmettere agli scienziati a Terra. La traiettoria ha portato la navicella oltre 6 500 km dalla Luna, consentendo di osservare simultaneamente il pianeta azzurro e il suo satellite.

Il ritorno: free‑return e rientro atmosferico
Dopo il sorvolo, Orion ha effettuato un utilizzo sapiente della gravità lunare per invertire la rotta e dirigersi verso casa. Nei giorni 7–9, il veicolo ha eseguito una serie di correzioni di traiettoria per affinare l’angolo di rientro. L’ultimo giorno, il modulo equipaggio si è separato dal modulo di servizio, ha orientato il suo scudo termico verso l’atmosfera e ha iniziato l’ingresso a circa 40 000 km/h (25 000 mph). Lo scudo, sviluppato per resistere a temperature superiori a 2 700 °C (5 000 °F), ha protetto l’equipaggio durante il rientro.

Raggiunte le quote più dense, una serie di tre paracadute principali si è dispiegata, rallentando la capsula fino a consentirne l’ammaraggio nell’oceano Pacifico, dove una squadra della Marina statunitense l’ha recuperata con barche e elicotteri. Il viaggio ha così completato la figura a otto: partiti dalla Florida, gli astronauti sono ritornati nel giro di dieci giorni e più di 685 000 miglia percorse.

Le tecnologie: SLS, Orion e infrastrutture
La missione Artemis II non sarebbe possibile senza il Space Launch System, il razzo più potente mai operato da NASA. Offre un’enorme capacità di carico, volume e energia di partenza, riuscendo a inviare in una sola volta il modulo Orion, l’equipaggio e il carico utile verso la Luna. Il veicolo utilizza quattro motori RS‑25 e due booster a combustibile solido riadattati dagli Space Shuttle, generando una spinta superiore a 8,8 milioni di libbre.

Orion è il nuovo veicolo d’esplorazione sviluppato per portare gli astronauti oltre l’orbita bassa terrestre. Il modulo equipaggio ha un volume abitabile maggiore rispetto alle capsule Apollo e un sistema di supporto vitale rigenerativo che ricicla acqua e ossigeno. Le quattro ali solari generano fino a 11 kW di potenza, mentre il modulo di servizio costruito dall’Agenzia Spaziale Europea ospita motori, propellenti e serbatoi. Per proteggere l’equipaggio, lo scudo termico composto da pannelli ablativi avvicina tecnologie derivate dalla missione Orion EFT‑1.

Le infrastrutture terrestri, sviluppate dal programma Exploration Ground Systems al Kennedy Space Center, includono la rampa di lancio 39B, i sistemi di trasporto e le strutture per l’integrazione del razzo. Il recupero in mare e la logistica post‑missione sono supportati dalla Marina e dal Dipartimento della Difesa.

Scienza e esperimenti
Oltre alla dimostrazione tecnologica, Artemis II ospita esperimenti scientifici destinati a migliorare la comprensione dell’ambiente spaziale. Tra questi figura AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response), un dispositivo “organ‑on‑a‑chip” che studia come radiazione e microgravità influenzino tessuti umani miniaturizzati. I dati raccolti serviranno a progettare farmaci e contromisure per le missioni di lunga durata. Gli astronauti registreranno anche parametri di radiazione, microgravità, nutrizione e psicologia, per fornire un quadro completo dell’effetto del volo profondo sul corpo umano.

Reazioni e aspettative del pubblico
La missione ha suscitato un grande entusiasmo globale. I commenti degli spettatori che seguono gli aggiornamenti online evidenziano ammirazione per il coraggio degli astronauti e un senso di meraviglia per la prospettiva di vedere Terra e Luna dalla stessa finestra. Molti ricordano che il nome Artemis si ispira alla dea greca Artemide, gemella di Apollo, segnando un collegamento simbolico con i voli lunari degli anni Sessanta. C’è chi sottolinea l’importanza dell’unità e dell’esplorazione scientifica in contrapposizione ai conflitti e alle discriminazioni e chi, commosso, vede questa missione come un sogno coltivato per decenni. Alcuni appassionati scherzano immaginando scenari fantascientifici futuri, ma la nota dominante è la gratitudine verso chi rende possibile il viaggio e la consapevolezza che questo passo prepara un futuro in cui le basi lunari diventeranno realtà.

Conclusione
Artemis II rappresenta un ponte tra il glorioso passato delle missioni Apollo e il futuro dell’esplorazione umana. La missione non solo dimostra la capacità di inviare astronauti intorno alla Luna e riportarli sani e salvi, ma apre una strada verso una presenza stabile sul nostro satellite e, un giorno, verso Marte. Con un equipaggio multigenerazionale e internazionale, nuove tecnologie e una visione di lungo periodo, l’umanità torna sulla Luna non per ripetere un exploit, ma per restare. L’emozione e il sostegno che circondano Artemis II testimoniano quanto profondo sia il desiderio collettivo di esplorare, comprendere e superare i confini, facendo dell’esplorazione spaziale un’impresa al servizio di tutti.