The Fort Worth Press - Torna in sala 'La casa finestre che ridono', horror cult di Avati

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Torna in sala 'La casa finestre che ridono', horror cult di Avati
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Torna in sala 'La casa finestre che ridono', horror cult di Avati

Dal 13 luglio in versione restaurata dopo cinquant'anni

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(di Francesco Gallo) Intanto il protagonista non c'è perché già morto ed era uno strambo artista, esattamente 'il pittore delle agonie' e già da qui si capisce che davanti ai suoi quadri c'è poco da stare allegri. Eccoci dunque dentro 'La casa dalle finestre che ridono', horror cult di Pupi Avati che dopo cinquant'anni torna in sala il 13 luglio distribuito da CG entertainment in collaborazione con Cat People. Ecco la storia di questo horror definito in modo originale 'gotico padano": Stefano (Lino Capolicchio) è un giovane restauratore che si reca in un piccolo paese della Bassa Ferrarese per recuperare un macabro affresco raffigurante il martirio di San Sebastiano, opera di Buono Legnani, pittore folle suicida. Durante il suo lavoro in una chiesina isolata in piena campagna, l'uomo viene perseguitato da eventi oscuri e morti misteriose. Insomma mentre lavora al restauro, Stefano scopre che dietro questo pittore c'è davvero tanto mistero e confuse leggende e che anche la sua morte non è affatto chiara. Gli abitanti del paese si mostrano reticenti e sembrano nascondere un segreto comune tranne forse Coppola (Gianni Cavina), tassista alcolizzato e scontroso, ma l'unico abitante disposto, almeno in parte, a raccontare ciò che sa. Ma come spesso capita nei film di Pupi Avati anche dietro questa storia c'è sempre un fondo di verità. «I nostri nonni - ha detto Pupi Avati - ci riferivano che negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, quindi nel 1918/1920, a Sasso Marconi, dove noi eravamo sfollati, si decisero finalmente a riassettare il vecchio cimitero. Andarono a riesumare tutte le tombe e scoprirono che riaprendo quella di un vecchio parroco, le ossa anziché essere maschili erano femminili, quindi si trattava di una donna-parroco. Detto con ricchezza di particolari naturalmente, nelle notti d'inverno attorno a un camino, questa storia di un prete donna ci terrorizzava al punto che le nostre notti poi, quando eravamo costretti a salire in quelle camere buie e fredde, si arricchivano di sogni e paure inquietanti". Horror e provincia sembrano convivere bene in questo film che ha come location case fatiscenti, ambienti alla Olmi e persone di poche parole piene di quel mistero che sempre c'è in chi vive vicino alla natura. La casa che dà il titolo al film comunque non esiste più. Il casolare utilizzato per le scene principali, che si trovava vicino Malalbergo nel Bolognese, era già in condizioni molto precarie durante le riprese e fu demolito poco dopo. Girato in appena cinque settimane, tra aprile e maggio del 1976 soprattutto tra Comacchio, Minerbio e altre località dell'Emilia-Romagna, questo horror fu un successo inatteso al botteghino. Realizzato con pochi mezzi, incassò infatti oltre 700 milioni di lire, diventando un grande successo commerciale e, negli anni, un autentico film di culto. Tra l'altro vinse anche il Premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi nel 1979.

P.Navarro--TFWP