The Fort Worth Press - Jovanotti, la poesia è una medicina, mi svolta la giornata

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Jovanotti, la poesia è una medicina, mi svolta la giornata
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'Poesie da Viaggio' Al Salone del Libro con Nicola Crocetti

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(dell'inviata Mauretta Capuano) Applausi infiniti avvolgono l'ingresso di Jovanotti e Nicola Crocetti, nella Sala 500 del Centro Congressi, al Salone del Libro di Torino dove portano il nuovo libro che hanno curato insieme: 'Poesie da viaggio' (Crocetti). "La poesia mi svolta una giornata. La utilizzo come una medicina, una palestra. Whitman lo leggi al mattino, in un giorno in cui ti svegli un po' così, e ti riallinea tutti i chakra, Whitman è vertiginoso" dice Lorenzo Cherubini che Nicola Crocetti chiama 'Cavallo di Troia'. "A me piace - dice Jova - mi riconosco". "E' l'escamotage che permette ai giovani di scoprire la poesia" spiega Crocetti. "E' arrivato il momento della poesia, lo meritava. Voglio ringraziare Lorenzo perché quando gli fanno i complimenti dice: 'non sono un accademico, ma nessun accademico fa quello che fa lui, la porta in giro per le piazze, sui blog, la porta in tv come non ha mai fatto nessuno fino ad ora. Ci voleva questo" afferma Crocetti, editore famoso, traduttore e curatore di questo secondo volume dedicato alla poesia con Jovanotti. Tu sei pop, perché ti piace la poesia? chiede Marco Missiroli conduttore dell'incontro. "La parola per me è da sempre una della cose che più mi attraggono, soprattutto la parola sonora e la poesia è ritmo, flusso, spazio, è immagine attraverso le parole. E' una attrazione naturale per uno che scrive canzoni. Mi attrae la capacità di dire l'indicibile, mi interessa l'energia. Me ne nutro in maniera disordinata" racconta Jova davanti a una platea di fan e giovani di tutte le età. In prima fila la direttrice editoriale del Salone del Libro di Torino, Annalena Benini e la figlia Teresa. "Mi innamoro di Dino Campana e voglio leggere tutto di lui, non so la sua storia, vado alla parola, come se conoscessi un musicista che mi piace. E poi per la mia tendenza un po' sfacciata di voler condividere le cose che mi piacciono, ho la presunzione che debbano piacere a tutti. Mi sbraccio per dire' ragazzi leggete, non bastano i social network, le immagini. Dopo quegli otto secondi c'è un mondo meraviglioso. La spinta è portare la poesia dove non c'è". Crocetti punta il dito: "da decenni sento dire la poesia non vende, ma perché dovrebbe vendere, nessuno ne parla, non la trovi da nessuna parte. In libreria è negli scaffali più riposti, in alto. I critici non ne scrivono perché ricevono centinaia di libri e non riescono a starle dietro". Come le avete scelte queste poesie? "Leggendole in giro, nel mio pellegrinaggio letterario. Quando vedevo qualcosa la mettevo in una cartella dentro il cellulare. Io una cinquantina, Nicola un'altra cinquantina. Le scelte coincidevano, anche nel libro precedente. Nella musica è pieno di citazioni con 'scasso'. Patti Smith è una grande fan di Baudelaire e Rimbaud. De Gregori ha letto tanta poesia. Il cantautore si nutre di poesia," racconta Jova vestito di bianco, da capitano della Marina. "Ci siamo divertiti a fare questo libro che non vuole essere accattivante. Se no facevamo un disco io e Crocetti". "Negli anni 50 esistevano i dischi di poesia" ricorda Crocetti e legge fino a commuoversi Itaca di Kavafis. Anche Jovanotti, che di solito non legge a voce alta, si cimenta nella lettura di 'Modo per arrivare al tutto' del carmelitano spagnolo San Giovanni della Croce. C'è un collegamento con le canzoni? "No. Parto da una metrica oppure da un titolo, come 'Ragazza magica'. E' sempre una immagine, una cosa che vedo. Per scrivere le canzoni non ci sono scuole, non c'è un metodo. La canzone è una forma istintiva. 'A te' l'ho scritta in aereo tra Città del Messico e Manaus. Spesso scrivo prima il testo della musica. Il contrario di Mogol, io faccio come l'opera" e tra i suoi maestri cita "Lucio Dalla, Francesco De Gregori Paolo Conte, Bob Dylan, Luca Carboni e Franco Battiato".

Jovanotti, la poesia è una medicina, mi svolta la giornata

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