The Fort Worth Press - Del Toro, oggi ci dicono che l'arte si può fare con una fottuta app

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Del Toro, oggi ci dicono che l'arte si può fare con una fottuta app
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Il regista porta a Cannes la versione restaurata de Il labirinto del fauno

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(dall'inviata Francesca Pierleoni) Non possiamo "cambiare la storia. Ma possiamo cambiare un po' le cose. Purtroppo viviamo in tempi che rendono questo film più attuale che mai, perché ci dicono che è inutile resistere, che l'arte si può fare con una fottuta app e che ci troviamo di fronte a cose formidabili. Ma io la penso come Ofelia, la protagonista della storia: dovremmo riuscire a lasciare un segno, contrapponendo quello in cui crediamo noi a quello in cui credono loro, la nostra forza alla loro forza". Lo dice Guillermo del Toro, accolto in un sala Debussy piena da ripetute ovazioni alla prima proiezione ufficiale della 79/a edizione del Festival di Cannes (12 - 23 maggio), per l'apertura di Cannes Classics, con la versione restaurata in 4k de Il labirinto del fauno, presentato sulla Croisette 20 anni fa, dove ottenne la standing ovation più lunga mai registrata al festival, 23 minuti di applausi . "C'è ancora speranza: possiamo decidere di arrenderci all'amore o la paura… mai mai cedere alla paura" sottolinea il regista messicano prima della proiezione, accanto al delegato generale del festival Thierry Fremaux. Il Labirinto del Fauno (2006) interpretato fra gli altri da Ivana Baquero, Sergi Lopez, Maribel Verdú, Doug Jones, è ambientato nel 1944, in Spagna, dove una bambina, Ofelia va a a vivere, insieme alla madre, con il suo spietato patrigno, capitano Vidal, un fanatico falangista deciso a sterminare i ribelli a Francisco Franco. Durante la notte, Ofelia incontra una fata che la conduce da un vecchio fauno. Questi le rivela che lei è una principessa, ma che per dimostrare la sua nobiltà dovrà superare tre prove terrificanti. "Vent'anni fa, realizzare questo film è stato incredibilmente difficile - racconta -. Ed è stato un percorso che non avrei potuto intraprendere senza la grande attrice che ne è la protagonista e che oggi con noi, Ivana Baquero" dice, dando il via ad un'altra ovazione per l'interprete in sala. "Allora girare quel film significava andare contro tutto e tutti". La lavorazione "è stata la seconda peggiore esperienza cinematografica della mia vita - aggiunge - la prima è stata Mimic che ho realizzato con i Weinstein, una cosa orribile". Per Il labirinto del fauno "la preproduzione è stata molto complicata, nessuno voleva finanziare il film e anche la fase di riprese è stata molto difficile, tutto quello che poteva andare storto, è andato storto. Altri problemi ci sono stati anche in post-produzione". Poi "siamo arrivati a Cannes, con la copia stampata appena in tempo, e abbiamo avuto quei 23 minuti di applausi... lo stesso tempo che uno ci può mettere ad andare dall'ufficio a casa - scherza -. Ed è stato davvero strano, perché nonostante il mio fisico perfetto, non sono abituato all'adulazione. Per me è molto difficile ricevere l'amore. Però Alfonso Cuarón, che era lì con me in sala e mi ha detto: 'lascia entrare quest'amore', che è poi anche la scommessa del film". Del Toro ha deciso di restaurare il Labirinto del fauno in 4k (così tornerà anche nelle sale a ottobre) "non solo perché sono i 20 anni dal debutto. Ivanita (la protagonista, ndr) allora aveva 10 o 12 anni, oggi è trentenne, io pesavo 45 chili in meno - chiosa ironico -. No, ho deciso perché mi succede una cosa. Come regista, tutti quelli a cui piaceva Hellboy quando avevano 20 anni, ora vengono da me e ne hanno 40". Mentre Il labirinto del fauno "continua ad essere amato dai 20 anni di oggi. Per qualche ragione, il film si connette alla forza della giovinezza, quando il mondo ti dice che hai torto e tu sai di avere ragione". Allora "ho voluto ridiffonderlo nel mondo in grande stile. Così da poter continuare a connettermi con gli spiriti che restano giovani". 
. Vent'anni fa "Il labirinto del fauno era stato l'ultimo film presentato in quell'edizione, stavolta è il primo - rimarca Fremaux - e allora a guardarlo c'era una sala piena, come quella oggi". Il delegato generale dedica in apertura anche un ricordo al critico italiano Aldo Tassone, scomparso a dicembre e allo scenografo Dean Tavoularis, "al quale quest'edizione di Cannes Classics è dedicata".

A.Maldonado--TFWP