The Fort Worth Press - A Cannes in concorso storie queer e di identità in crisi

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A Cannes in concorso storie queer e di identità in crisi
A Cannes in concorso storie queer e di identità in crisi

A Cannes in concorso storie queer e di identità in crisi

Un'edizione 2026 piena zeppa di inquietudine identitaria

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(di Francesco Gallo) "Libertà, fragilità e trasformazione": queste le parole chiave più evocate da Fremaux nel raccontare lo spirito della 79/ma edizione del Festival di Cannes che mostra così, anche nei ventidue film in concorso, non solo la presenza esplicita di storie LGBTQ+, ma anche una più generica inquietudine identitaria che attraversa molti titoli. Certo non tutti i film vanno in questa direzione e restano invece ancorati a traiettorie politiche, storiche o sociali più tradizionali, ma i casi apertamente queer sono immediatamente riconoscibili. È il caso de 'La bola negra' di Javier Ambrossi e Javier Calvo, film che attraversa tre epoche per interrogare cosa significhi essere gay in contesti e tempi storici diversi: 1932, 1937 e 2017. C'è poi 'The Man I Love' di Ira Sachs, musical queer ambientato nella New York degli anni Ottanta con la storia di un artista teatrale affetto da AIDS che si cimenta in un possibile ultimo grande ruolo. Nel cast Rami Malek, Rebecca Hall e Ebon Moss-Bachrach. In concorso c'è poi 'Coward' di Lukas Dhont, che da sempre lavora sulla fragilità dell'identità maschile e già Queer Palm per 'Girl' e Grand Prix Speciale della Giuria per 'Close', che mette in scena una relazione tra due uomini sul fronte della Prima guerra mondiale addetti al divertimento delle truppe, cosa che incrina le idee di eroismo e virilità. In una dimensione meno esplicita troviamo 'L'Inconnue' di Arthur Harari con la storia di David Zimmerman, un fotografo che, dopo essersi fissato su una donna misteriosa a una festa, si risveglia improvvisamente nel corpo di lei. Ora non è detto che il film parli direttamente di identità di genere, ma nella storia c'è inevitabilmente una frattura tra corpo e identità. Abbiamo potenziali storie queer in corsa per la Palma d'oro anche in 'All of Sudden' del premio Oscar Ryūsuke Hamaguchi (regista di Drive My Car), e in 'A Woman's Life' di Charline Bourgeois-Tacquet, basato sul libro non-fiction You and I - The Illness Suddenly Get Worse di Makiko Miyano e Maho Isono. In 'All of Sudden' c'e il legame tra Marie-Lou (direttrice di una casa di cura francese) e Mari (drammaturga giapponese malata terminale); in 'Garance' di Jeanne Herry invece la sessualità è parte di un'esistenza caotica e autodistruttiva, più fluida che definita. In 'Amarga Navidad' di Pedro Almodóvar c'è l'alternarsi di due storie. La prima ha per protagonista Elsa, regista di spot pubblicitari nel 2004. La seconda si svolge nel 2026 ed è incentrata su Raúl, sceneggiatore e regista gay che sta scrivendo un copione che presto scopriremo essere la storia di Elsa, del suo compagno Bonifacio e delle sue amiche. Questa identità che si frantuma nei film in concorso con personaggi che non coincidono più con il proprio ruolo, con il proprio corpo, con la propria storia si percepisce anche nelle trame di 'Minotaur', 'Histoires parallèles' e 'Histoire de la nuit'. E forse è proprio qui che si gioca quest'anno la partita della Queer Palm - che a differenza della Palma d'Oro non prevede una selezione ufficiale, ma attraversa tutte le sezioni del festival - non tanto nel riconoscere i film LGBTQ+, quanto quelli che, più radicalmente, mettono in crisi l'idea stessa d'identità".

C.Dean--TFWP