The Fort Worth Press - Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom

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Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom
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Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom

Cittadinanza attiva nel film del gruppo Scout Agesci Roma 8 con Associazione 21 luglio

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(di Alessandra Magliaro) Via di Salone 323 è a Roma un indirizzo particolare: quello di un famoso campo rom, uno degli insediamenti più isolati della Capitale, nella zona di Settecamini vicino al polo tecnologico della città. Vivere qui non è cosa facile, per nessuno, tra fragilità, povertà, abusi, mancanza di infrastrutture, criminalità. Ed è anche il titolo di un documentario collettivo che prende spunto dalla storia di quelle strade per affrontare la questione rom in Italia. Il film è un progetto del Clan "Il Nomade" del Gruppo Scout Agesci Roma 8° prodotto da Alfa Multimedia. Realizzato in collaborazione con l'Associazione 21 luglio, la storica onlus in prima fila da anni per il contrasto alle discriminazioni e al razzismo zigano e per la promozione della cultura romanì, presente con azioni di empowerment, advocacy, campagne di sensibilizzazione e dossier di mappatura delle condizioni umane di questi luoghi difficili. Il campo di Via di Salone 323 era nato come sistemazione provvisoria ed è divenuto negli anni un luogo forzato per molte famiglie: oggi è inserito nel "Piano d'azione cittadino di superamento del sistema campi" di Roma Capitale, che ne prevede il superamento entro il prossimo biennio grazie all'intervento attivo degli operatori dell'Associazione 21 luglio. 
Il film, frutto di oltre due anni di presenza, volontariato, studio del gruppo scout dentro l'insediamento alla periferia di Roma, oltre il Grande Raccordo Anulare, non è uno sguardo occasionale, esterno, piuttosto è il risultato di un percorso condiviso con la comunità, centinaia di persone, che vive lì da ormai 20 anni.
Crudo, senza filtri, senza posizionamenti ideologici: vuole proporre una fotografia attuale e contemporanea della situazione di alcune comunità rom e, nel dettaglio, degli insediamenti etnici nei quali sono concentrati. Il documentario si costruisce come un racconto corale e plurale. Al centro vi sono le storie di uomini, donne e bambini che abitano la baraccopoli, le loro quotidianità, le difficoltà legate all'accesso alla casa, al lavoro, all'istruzione e alla sanità, ma anche il desiderio di normalità e di futuro che attraversa le loro vite. Una parte significativa del film è girata in video selfie: sono gli stessi abitanti a impugnare la camera e a raccontarsi in prima persona. Tutte cose che sono state possibili per la fiducia che i giovani scout hanno ottenuto insieme ai volontari dell'Associazione 21 luglio.
Accanto alla voce della comunità rom, il film intreccia altre prospettive: quella dell'Associazione 21 luglio, impegnata in tutta Italia nei percorsi di superamento dei "campi rom" attraverso il modello MA.REA. che parla il linguaggio dell'inclusione abitativa e sociale; quella del Clan "Il Nomade", promotore del progetto; interventi istituzionali, tra cui l'Assessore alle Politiche Sociali di Roma Capitale; il contributo di UNHCR sul tema dell'apolidia; il dialogo con enti statali impegnati nel contrasto alle discriminazioni e nell'implementazione della Strategia Nazionale per l'inclusione dei rom come l'Ufficio Nazionali Anti Discriminazioni Razziali. 
Il film non auspica di affrontare in termini definitivi la "questione rom" in Italia, vista la complessità del tema, ma intende piuttosto dare uno spaccato di quest'ultima. Secondo gli studi promossi dall'Associazione 21 luglio, i rom che vivono negli insediamenti rappresentano solo il 6% della comunità rom che abita il Paese e la realtà a loro legata è estremamente complessa. Il film non vuole semplificare; al contrario, intende provocare con spunti di riflessione. "Ma il superamento fisico degli insediamenti coincide davvero con il superamento dello stigma? Il campo rom è uno spazio fisico o anche lo spazio di un pensiero comune?" sono alcune delle domande che pone il documentario. I campi rom rappresentano solo l'abitare di una minoranza della comunità rom italiana, eppure continuano a dominare l'immaginario collettivo. "Via di Salone 323" interroga questa contraddizione e invita lo spettatore a guardare oltre la semplificazione mediatica, mettendo in discussione narrazioni dominanti e soluzioni emergenziali. "Via di Salone 323" non è soltanto un prodotto audiovisivo, ma l'esito di un percorso educativo profondo. I membri del Clan "Il Nomade" hanno preso parte attiva a tutte le fasi del lavoro: dallo studio della cosiddetta "questione rom" in Italia al volontariato diretto nella baraccopoli, fino alla realizzazione del documentario. Tra le attività svolte, anche la ristrutturazione del Container 72, oggi spazio di doposcuola e aggregazione educativa per i bambini dell'insediamento, in collaborazione con l'Associazione 21 luglio. Il progetto si configura così come un'esperienza di cittadinanza attiva e di impegno civile, capace di coniugare formazione, sensibilizzazione e presa di posizione pubblica.

Via di Salone 323, un documentario collettivo senza filtri sulla questione rom

F.Garcia--TFWP