The Fort Worth Press - Discontinuità e welfare debole, in uno studio Cgil le criticità dello spettacolo

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Discontinuità e welfare debole, in uno studio Cgil le criticità dello spettacolo
Discontinuità e welfare debole, in uno studio Cgil le criticità dello spettacolo

Discontinuità e welfare debole, in uno studio Cgil le criticità dello spettacolo

"I lavoratori rischiano di non maturare pensioni per una vecchiaia dignitosa"

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Discontinuità, alternanza di periodi lavorati e non lavorati, pluralità di rapporti, frammentazione del reddito e delle tutele: il settore dello spettacolo, per le sue caratteristiche strutturali, rappresenta uno dei luoghi in cui emergono più chiaramente le trasformazioni del lavoro contemporaneo. I dati dell'Osservatorio Inps sul lavoro nello spettacolo sono la fotografia di un settore che ha recuperato, almeno in parte, la caduta drammatica determinata dalla pandemia, ma che continua a essere attraversato da fragilità strutturali profonde, con effetti diretti e duraturi sulle prospettive previdenziali delle lavoratrici e dei lavoratori. È emerso in occasione della giornata di studi sul sistema previdenziale nel settore dello spettacolo organizzata dalla Slc Cgil e dove ricercatori, operatori nazionali dell'Inca (Istituto nazionale confederale di assistenza), giuristi e sindacalisti hanno fatto il punto sulle dinamiche occupazionali e sulle criticità di un sistema di welfare che ancora fatica a offrire risposte universali, soprattutto dal punto di vista previdenziale. Nel 2024 i lavoratori dello spettacolo risultavano essere 342mila, con quasi 4 miliardi di euro di retribuzioni complessive. Numeri che, presi isolatamente, potrebbero infatti suggerire una ripresa solida. Tuttavia, se si osserva il dato delle giornate retribuite, poco meno di 33 milioni, emerge con chiarezza il nodo centrale: la quantità di lavoro non coincide con la continuità del lavoro. Ed è proprio su questo scarto che si innestano le principali criticità del sistema previdenziale. A partire dalla discontinuità che, dice il rapporto curato da Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale, "non è una condizione marginale o transitoria, ma una caratteristica strutturale del lavoro nello spettacolo". In un comparto in cui la discontinuità lavorativa è strutturale, intrinseca all'organizzazione del lavoro e alle modalità di produzione, è maggiore il rischio che esiste a livello generale: e cioè che milioni di lavoratori, pur avendo lavorato e versato contributi per anni, si trovino a maturare pensioni insufficienti a garantire un'esistenza dignitosa, con la conseguenza di dover fare affidamento, in ultima istanza, su strumenti assistenziali come l'assegno sociale, accessibile a 67 anni e subordinato a requisiti reddituali.

Discontinuità e welfare debole, in uno studio Cgil le criticità dello spettacolo

H.M.Hernandez--TFWP