The Fort Worth Press - Planet Funk, noi non una band ma un collettivo pronto a rinascere

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Planet Funk, noi non una band ma un collettivo pronto a rinascere
Planet Funk, noi non una band ma un collettivo pronto a rinascere

Planet Funk, noi non una band ma un collettivo pronto a rinascere

Nuovo album e tour europeo, nel ricordo di Della Monica e Canu

Dimensione del testo:

Sono stati anni complicati per i Planet Funk, segnati da lutti, riflessioni, decisioni sul futuro da prendere. Anni che hanno impattato inevitabilmente sulla loro arte, sulla loro produzione. Ma la band che non ama definirsi tale - "siamo e siamo sempre stati un collettivo con tanti ospiti" - torna con un nuovo lavoro, Blooom in uscita domani, che segna un nuovo inizio, una rinascita come indica lo stesso titolo scelto. Era dai tempi di The Great Shake del 2011 che i Planet Funk, tra i nomi più rappresentativi della scena dance ed elettronica italiana ma nel mondo - nonostante i tanti appuntamenti dal vivo, i singoli e le collaborazioni - non rilasciavano un nuovo album di inediti. "È successo di tutto in questi 15 anni - racconta Alex Neri, dj e tastierista della formazione attiva da oltre 25 anni -. In realtà abbiamo iniziato a scrivere Bloom dopo The Great Shake: ma già non siamo un collettivo che scrive molto, in più la scomparsa prima di Sergio Della Monica nel 2018 e poi di Domenico Gigi Canu nel 2025 (colonne portanti e anime fondatrici del progetto Planet Funk, ndr) ci ha portato a un periodo di riflessione, a chiederci se valesse la pena andare avanti e soprattutto come". La risposta sono le dodici canzoni di Blooom, un disco che apre un nuovo ciclo, che nuovi assetti, nuove prospettive, con Dan Black che non è più un feat ma un membro attivo, così come la presenza più significativa di Alex Uhlmann. "I cambiamenti ci sono, sarebbe inutile negarlo - aggiunge Neri, che si è ritrovato a disegnare il futuro insieme a Marco Baroni -. Dentro Blooom però c'è anche tanta musica scritta con Sergio e Gigi, che è stata rivista e aggiornata. C'è tanto di loro, ed è l'omaggio che facciamo ai nostri due compagni: abbiamo fatto ciò che avrebbero voluto. La loro visione, il loro spirito creativo e il loro modo di intendere la musica sono stati una guida costante. Da artisti abbiamo trasformato il dolore in musica. Ora guardiamo al passato per rivolgerci al futuro". Senza perdere quell'identità, che riesce a mescolare melodia ed elettronica, che li ha resi un unicum. "La melodicità è forse proprio il marchio della nostra unicità e della nostra italianità". Blooom segna anche una ripartenza a maggio di un tour europeo. "Il mercato italiano? Cantando in inglese, ci sta un po' stretto, ma abbiamo uno zoccolo duro che ci ama per quello che siamo".

L.Davila--TFWP