The Fort Worth Press - Funziona nei topi la nuova terapia Car-T, non attacca cellule sane

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Funziona nei topi la nuova terapia Car-T, non attacca cellule sane
Funziona nei topi la nuova terapia Car-T, non attacca cellule sane

Funziona nei topi la nuova terapia Car-T, non attacca cellule sane

Apre a trattamenti anti-tumorali senza pericolosi effetti collaterali

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Ha distrutto le cellule tumorali presenti nei topi con la stessa efficacia, ma senza attaccare anche quelle sane del sistema immunitario: la terapia Car-T, che ha rivoluzionato il trattamento di alcuni tipi di tumori, potrebbe avvalersi ora di una nuova generazione di cellule modificate in laboratorio, capaci di evitare i pericolosi effetti collaterali di questi trattamenti che tendono a sopprimere anche il sistema immunitario del paziente. I risultati dei primi esperimenti condotti su animali sono stati pubblicati sulla rivista Science Translational Medicine da un gruppo di ricercatori coordinato dall'italiano Marco Ruella dell'Università della Pennsylvania, al quale ha partecipato anche l'Università e Azienda Ospedaliera di Perugia e l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nella terapia Car-T, le cellule immunitarie chiamate linfociti T vengono prelevate dal paziente e modificate geneticamente per far sì che prendano di mira una molecola, nota con la sigla Cd19, presente su un altro tipo di cellula immunitaria, i linfociti B, che si trovano nei tumori. Il problema è che Cd19 è presente su molte cellule del sistema immunitario, anche quelle sane, e la terapia finisce quindi per distruggerle tutte indistintamente. Per evitare il problema, gli autori dello studio hanno sviluppato delle cellule Car-T dirette verso un bersaglio diverso, il gene Ighv4-34, che si trova a livelli elevati quasi solo nei linfociti B cancerosi. Secondo quanto riporta la rivista Nature sul suo sito, i ricercatori puntano ora ad avviare una sperimentazione clinica di fase I sull'uomo e, nel frattempo, stanno anche lavorando su altre molecole dei linfociti B che potrebbero essere usate come bersaglio. "Si può immaginare che potremmo arrivare al punto di avere un catalogo di diverse molecole tra cui scegliere - afferma Ruella - a seconda di quelle presenti in concentrazioni più elevate".

A.Williams--TFWP