The Fort Worth Press - Dopo il ricovero oltre il 50% anziani fragili trasferito in un'altra struttura

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Dopo il ricovero oltre il 50% anziani fragili trasferito in un'altra struttura
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Dopo il ricovero oltre il 50% anziani fragili trasferito in un'altra struttura

Sigot, serve una valutazione multidimensionale dei pazienti per capire chi rischia di più

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Tra i pazienti geriatrici più fragili, oltre il 50% viene trasferito in un'altra struttura e la mortalità intraospedaliera arriva al 18,9%, contro lo 0,8% dei pazienti a basso rischio. È quanto emerge dallo studio Grace, promosso nell'ambito dell'attività scientifica della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot), che sarà tra i temi al centro del 40° Congresso Nazionale in programma a Roma dal 20 al 22 maggio 2026. Fragili, soli e ricoverati: per gli anziani ad alto rischio l'ospedale può diventare il punto di non ritorno, il luogo in cui si perde autonomia e non si riesce più a tornare alla vita di prima. Per capire subito chi rischia di più lo studio Grace ha analizzato 893 pazienti di età pari o superiore a 65 anni ricoverati nell'Unità di Geriatria per acuti dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma. L'obiettivo era confrontare strumenti di valutazione multidimensionale e screening rapido per prevedere alcuni esiti critici del ricovero: mortalità intraospedaliera, durata della degenza e dimissione non a domicilio. I risultati mostrano una differenza netta tra i pazienti a basso rischio e quelli a rischio più elevato. Nei pazienti più fragili la mortalità intraospedaliera raggiunge il 18,9%, rispetto allo 0,8% dei pazienti a basso rischio; la dimissione non a domicilio arriva al 50,8%, rispetto all'11,8%; la durata media della degenza sale da 11,4 a 17,3 giorni. Numeri che indicano come la fragilità, se riconosciuta precocemente, possa diventare uno strumento concreto per programmare cure, dimissioni protette e continuità assistenziale. "L'anziano fragile non può essere valutato solo attraverso la diagnosi della patologia acuta che lo porta in ospedale - sottolinea il Lorenzo Palleschi, presidente Sigot - Occorre considerare insieme stato funzionale, comorbidità, nutrizione, capacità cognitive, condizioni sociali, rischio di perdita di autonomia e bisogni assistenziali. La geriatria ha proprio questo compito: dare una regia alla complessità. Lo studio Grace dimostra che riconoscere precocemente la fragilità consente di individuare i pazienti più vulnerabili e di orientare meglio le decisioni cliniche e organizzative. Per questo la valutazione multidimensionale geriatrica deve diventare parte integrante della presa in carico ospedaliera e territoriale". La Sigot ha poi analizzato due casi modello per l'assistenza all'anziano, rispettivamente in Toscana e in Ogliastra.

H.Carroll--TFWP