The Fort Worth Press - Tumore ovarico, nuova strategia rende più efficace la chemioterapia

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Tumore ovarico, nuova strategia rende più efficace la chemioterapia
Tumore ovarico, nuova strategia rende più efficace la chemioterapia

Tumore ovarico, nuova strategia rende più efficace la chemioterapia

Studio Pascale con CRO di Aviano: colpendo due proteine si riattiva la risposta ai farmaci

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Una nuova possibilità per rendere più efficaci le cure contro il tumore ovarico arriva dalla ricerca italiana. Uno studio coordinato dall'Istituto dei tumori di Napoli, in collaborazione con il Centro di riferimento oncologico (CRO) di Aviano, ha individuato una strategia che potrebbe aiutare a superare uno dei principali ostacoli nella cura di questa malattia: la resistenza ai farmaci. Il tumore ovarico, infatti, è tra i più difficili da curare proprio perché, nel tempo, le cellule tumorali riescono ad adattarsi alle terapie. In particolare alla chemioterapia, che inizialmente funziona ma può perdere efficacia proprio a causa di meccanismi di difesa sviluppati dal tumore. La ricerca, condotta da Rita Lombardi, Laura Addi e Biagio Pucci afferenti ai laboratori di Mercogliano del Pascale e coordinata dal direttore scientifico dell'Irccs partenopeo, Alfredo Budillon, insieme al gruppo guidato da Gustavo Baldassarre del CRO di Aviano, si è concentrata su questo aspetto. Grazie a tecnologie avanzate disponibili presso l'Istituto, i ricercatori hanno individuato l'attivazione di alcune proteine chiave coinvolte nella resistenza alla chemioterapia, in particolare mTOR e HSP90, che aiutano le cellule tumorali a sopravvivere. L'aspetto più rilevante dello studio è che, bloccando farmacologicamente queste due proteine, è possibile "riattivare" la risposta delle cellule tumorali ai farmaci, rendendo la chemioterapia nuovamente efficace. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Cell Death & Disease, è il risultato di una collaborazione ampia tra ricercatori dei due centri. Per il Pascale hanno partecipato, tra gli altri, Elena Di Gennaro, Francesca Bruzzese, Maria Serena Roca, Federica Iannelli, Luigi Alfano e Francesca Capone; per il CRO di Aviano Maura Sonego e Alice Nespolo. I risultati sono stati confermati sia in laboratorio, su cellule tumorali, sia in modelli più complessi preclinici. In entrambi i casi si è osservata una riduzione della crescita del tumore e una migliore risposta alle terapie, rafforzando l'importanza della scoperta. Un elemento particolarmente interessante è che questa strategia si è dimostrata efficace anche in altri tumori solidi resistenti, come il carcinoma polmonare, suggerendo possibili applicazioni oltre il tumore ovarico. "Questo studio dimostra che combinare farmaci diretti contro bersagli specifici può essere una strategia efficace per superare la resistenza alle cure - spiega il direttore scientifico Alfredo Budillon -. L'obiettivo ora è portare questi risultati negli studi clinici e sviluppare trattamenti sempre più mirati per le pazienti". La ricerca non rappresenta ancora una cura definitiva, ma indica una direzione chiara: comprendere come i tumori diventano resistenti è fondamentale per sviluppare terapie più efficaci e, in prospettiva, sempre più personalizzate.

M.T.Smith--TFWP