The Fort Worth Press - Tumore alla prostata, cosa c'è da sapere

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Tumore alla prostata, cosa c'è da sapere

Tumore alla prostata, cosa c'è da sapere

Novembre dedicato alla prevenzione, il più frequente fra uomini

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Novembre è il mese dedicato alla sensibilizzazione su prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata. In stretta contiguità con ottobre, che è il mese della prevenzione del tumore della mammella, novembre, anche per una sorta di par condicio è il mese dedicato a fare awareness sulla neoplasia più frequente tra gli uomini (oltre 40 mila nuove diagnosi l'anno in Italia). E il Gemelli è in prima linea e uno dei protagonisti a livello nazionale sia della diagnosi precoce, che del trattamento chirurgico di questi tumori, il professor Bernardo Rocco. Quali sono i sintomi d'allarme che dovrebbero portare una persona dall'urologo? I sintomi del tumore della prostata possono essere aspecifici e confusi con quelli dell'ipertrofia prostatica benigna; ma in ogni caso è buona regola sottoporsi a visite di controllo periodiche, a partire dai 50 anni, soprattutto se in famiglia ci sono stati altri casi di questo tumore. I sintomi ai quali prestare attenzione sono: necessità di urinare di frequente (soprattutto la notte), difficoltà a trattenere la pipì o al contrario ad iniziare la minzione, presentare un flusso di urina ridotto o che si interrompe, presenza di sangue nelle urine (o nel seme), dolore durante la minzione (o l'eiaculazione) o dolore a livello della parte bassa della schiena, delle anche o delle cosce. Come prevenire il tumore della prostata? A livello di igiene di vita, le misure sono le stesse consigliate per la prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari e di altri tumori: consumare una dieta equilibrata e ricca di frutta e verdure (in particolare pomodori, broccoli e cavolfiori), povera di grassi animali, carni rosse e cibi processati; consumare alimenti ricchi di vitamina D, esporsi al sole una decina di minuti al giorno e se necessario correggere i deficit con l'assunzione di supplementi; fare esercizio fisico costante (almeno mezz'ora, per la maggior parte dei giorni della settimana), mantenere il peso forma (il sovrappeso e l'obesità possono aumentare il rischio di questo tumore), non fumare (o smettere), consumare alcol con molta moderazione. Purtroppo, non è possibile intervenire su fattori di rischio impattanti quali l'età, l'appartenenza ad alcuni gruppi etnici (gli afro-americani sono più a rischio), la genetica. Quali sono le novità in ambito diagnostico per questa neoplasia e in cosa consiste lo screening? Molto importante è sottoporsi con regolarità al dosaggio ematico del PSA e alla visita urologica a partire dai 50 anni (ma anche prima, a partire dai 40-45 anni, se in famiglia ci sono stati casi di tumore della prostata). Se il livello del PSA è elevato (da 4 a 10 ng/dl è considerato 'bordeline', mentre sopra i 10 ng/ml la possibilità di avere un tumore della prostata secondo l'American Cancer Society è di oltre il 50%) e l'esplorazione rettale della prostata risulta sospetta, il medico prescriverà ulteriori esami (ripetere un secondo PSA, effettuare una risonanza magnetica della prostata, sottoporsi ad una biopsia prostatica). Le novità sul fronte della diagnosi radiologica svengono da un recente studio (PRIME diagnostic clinical trial) pubblicato su JAMA, che ha evidenziato la non inferiorità della RMN biparametrica, rispetto a quella multiparametrica (che consta di 3 sequenze e prevede la somministrazione di mezzo di contrasto) nell'individuare un cancro della prostata. Questo consente di risparmiare sui tempi di esecuzione dell'esame (che si ridurrebbero da 30-40 minuti, a 15-20) e permette di evitare la somministrazione del mezzo di contrasto (il gadolinio per la RMN) che richiede la presenza di un medico. Di certo la diagnosi precoce è un salva-vita e ha riscritto la storia di questa neoplasia; oggi oltre il 90% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Quali novità ci sono state sul fronte del trattamento chirurgico? La grande rivoluzione degli ultimi 20 anni è stata la chirurgia robotica. Studi osservazionali e prospettici (non randomizzati) evidenziano che questa ha un impatto significativo nel ridurre la mortalità correlata al tumore, rispetto alla chirurgia tradizionale. Ma non solo. Enorme è anche l'impatto sulla qualità di vita del paziente, grazie ad una maggior precisione e ad una minore invasività: dolore post-operatorio ridotto, tempi di recupero più rapidi per quanto riguarda la continenza urinaria e la funzione sessuale, degenza ospedaliera più breve. Il tutto con un'efficacia oncologica paragonabile a quella della chirurgia tradizionale. Altre novità riguardano ambiti di malattia più avanzata e le terapie sistemiche (le più recenti riguardano il trattamento con radioligandi) di cui si occupano gli oncologi e radioterapisti. Quali piattaforme robotiche utilizzate al Gemelli? Siamo uno dei centri che in questo momento ha disposizione ben tre piattaforme robotiche (da Vinci, Hugo Medtronic e Toumai) di ultima generazione; ma altre sono di prossimo arrivo. Questo ci consente di personalizzare al massimo il trattamento e ci permette di essere in prima linea sulla ricerca e lo sviluppo dell'avanzamento tecnologico, nonché di essere partner clinici dei principali gruppi mondiali per quanto riguarda la tecnologia e i device. Quali sono i prossimi step per migliorare sempre più l'assistenza ai pazienti? Una delle nostre peculiarità e fiore all'occhiello è l'internazionalizzazione cioè la possibilità di confrontarci con i professionisti di riferimento di altri Paesi per discutere l'approccio terapeutico migliore da riservare ai casi più complessi. L'Urologia del Policlinico Gemelli apre i confini della discussione sul tumore prostatico grazie ad un gemellaggio con la Cleveland Clinic (USA), che prevederà incontri formativi a cadenza bimestrale con i colleghi americani per un confronto sulla gestione dei casi difficili e un aggiornamento sulle novità in campo oncologico. Questo si aggiunge alla rinomata offerta formativa della nostra Scuola di Specialità, che prevede anche l'apprendimento della chirurgia robotica (in particolare della prostatectomia radicale), in un setting internazionale in collaborazione con Orsi Academy, importante training center con sede in Belgio.

J.Barnes--TFWP