The Fort Worth Press - Petraeus: la sfida in Iran è il controllo energetico e l'Ucraina anticipa il futuro della guerra

USD -
AED 3.672504
AFN 65.000164
ALL 81.123148
AMD 360.506476
ANG 1.789785
AOA 917.000269
ARS 1545.267899
AUD 1.432295
AWG 1.8
AZN 1.715731
BAM 1.744435
BBD 2.013263
BDT 124.343874
BGN 1.747831
BHD 0.37725
BIF 3004
BMD 1
BND 1.278581
BOB 12.140484
BRL 5.4406
BSD 0.999585
BTN 94.811201
BWP 13.808328
BYN 2.953267
BYR 19600
BZD 2.01032
CAD 1.396891
CDF 2310.00006
CHF 0.817945
CLF 0.024838
CLP 977.550222
CNY 6.648298
CNH 6.671335
COP 3228
CRC 454.527211
CUC 1
CUP 23.989333
CVE 98.875015
CZK 21.73165
DJF 177.72025
DKK 6.676605
DOP 60.249956
DZD 135.830207
EGP 55.454101
ERN 15
ETB 162.433359
EUR 0.89338
FJD 2.24675
FKP 0.745229
GBP 0.745555
GEL 2.595022
GGP 0.745229
GHS 11.650293
GIP 0.745229
GMD 73.502622
GNF 8800.000365
GTQ 7.642051
GYD 209.539525
HKD 7.84661
HNL 26.869372
HRK 6.76901
HTG 131.015506
HUF 325.620497
IDR 18134.35
ILS 3.147075
IMP 0.745229
INR 94.83565
IQD 1515.298819
IRR 1879654.00004
ISK 121.679681
JEP 0.745229
JMD 158.843703
JOD 0.709005
JPY 157.824502
KES 129.949959
KGS 87.449798
KHR 4085.000029
KMF 439.999944
KPW 899.999961
KRW 1339.449668
KWD 0.311401
KYD 0.832995
KZT 452.368741
LAK 22530.000243
LBP 89549.99983
LKR 332.306128
LRD 170.224988
LSL 16.636267
LTL 2.95274
LVL 0.60489
LYD 6.414756
MAD 9.828437
MDL 18.057593
MGA 4514.054577
MKD 54.992383
MMK 2099.543828
MNT 3601.136904
MOP 8.078026
MRU 40.503405
MUR 47.298905
MVR 15.459899
MWK 1736.999565
MXN 18.58065
MYR 4.074602
MZN 63.89859
NAD 16.636267
NGN 1340.920231
NIO 36.783168
NOK 9.283875
NPR 151.697565
NZD 1.77685
OMR 0.384504
PAB 0.999799
PEN 3.467019
PGK 4.482837
PHP 63.480403
PKR 276.504083
PLN 3.9472
PYG 5917.059487
QAR 3.653878
RON 4.768799
RSD 105.035007
RUB 81.252507
RWF 1478.412502
SAR 3.764439
SBD 8.058206
SCR 13.805365
SDG 601.496888
SEK 9.782799
SGD 1.280075
SHP 0.748335
SLE 22.937889
SLL 20969.504398
SOS 571.280766
SRD 37.579502
STD 20697.981008
STN 21.85227
SVC 8.746259
SYP 13001.999685
SZL 16.630915
THB 33.731963
TJS 9.191303
TMT 3.5
TND 2.987517
TOP 2.40776
TRY 49.996302
TTD 6.761717
TWD 32.798025
TZS 2644.758032
UAH 45.650373
UGX 4277.693292
UYU 40.190338
UZS 11944.718217
VES 887.479802
VND 25744.5
VUV 118.901474
WST 2.774695
XAF 586.018756
XAG 0.020275
XAU 0.000254914107
XCD 2.70255
XCG 1.80143
XDR 0.707052
XOF 586.018756
XPF 106.371498
YER 236.202537
ZAR 16.61674
ZMK 9001.19886
ZMW 20.242167
ZWL 321.999592
SSP 5745.200537
MXV 2.092
Petraeus: la sfida in Iran è il controllo energetico e l'Ucraina anticipa il futuro della guerra
Petraeus: la sfida in Iran è il controllo energetico e l'Ucraina anticipa il futuro della guerra

Petraeus: la sfida in Iran è il controllo energetico e l'Ucraina anticipa il futuro della guerra

Nel suo ultimo volume, il generale David Petraeus esamina quasi ottant'anni di dinamiche belliche, evidenziando come la superiorità militare non garantisca automaticamente la vittoria politica. L'ex comandante delle forze USA in Iraq e Afghanistan sottolinea l'urgenza di adattare le strategie alla guerra moderna, dove il controllo dei flussi energetici in Iran e l'uso massiccio dei droni in Ucraina rappresentano le nuove frontiere del conflitto globale.

Dimensione del testo:

Il generale David Petraeus, figura di spicco nella storia militare recente degli Stati Uniti e attuale presidente del KKR Global Institute, ha delineato una visione critica delle dinamiche geopolitiche globali nel suo ultimo saggio, intitolato "L’arte della guerra contemporanea. Dalla caduta del Nazismo al conflitto in Ucraina", scritto insieme ad Andrew Roberts. Nel testo, Petraeus ripercorre quasi ottant'anni di conflitti, analizzando le lezioni strategiche tratte dalle esperienze americane in Vietnam, Iraq e Afghanistan, per trarne conclusioni applicabili alle sfide attuali, in particolare quelle legate all'Iran e alla guerra in Ucraina.

La tesi centrale del generale è che gli Stati Uniti continueranno a mantenere il ruolo di leader del mondo libero, ma questo sarà possibile solo se gli alleati saranno disposti ad assumersi nuove responsabilità. Petraeus non definisce questa evoluzione come un isolamento americano, ma piuttosto come una necessità di ridistribuzione degli oneri globali. Secondo la sua analisi, presidenti americani di diverse epoche, da Clinton a Biden, hanno costantemente sollecitato l'Europa a fare di più per la propria difesa. Oggi, sia per la minaccia rappresentata dalla Russia di Vladimir Putin sia per le pressioni politiche dell'amministrazione Trump, gli europei stanno progressivamente rispondendo a questa chiamata, un processo che Petraeus considera un vantaggio per entrambe le sponde dell'Atlantico.

Un punto cruciale del suo ragionamento riguarda la NATO. Petraeus ribadisce che esiste ancora un forte sostegno al Senato e tra la popolazione americana per l'alleanza transatlantica. Tuttavia, sottolinea che senza le capacità americane fondamentali – come intelligence, comando e controllo, aerei stealth e bombardieri – la NATO sarebbe significativamente più debole. Gli europei devono quindi assumersi una parte maggiore dell'onere operativo, ma le forze armate statunitensi rimangono indispensabili. Se l'Ucraina dovesse un giorno entrare nella NATO, la situazione geopolitica cambierebbe radicalmente, poiché il paese sta combattendo il principale avversario dell'Alleanza e si sta preparando prima degli altri alle guerre del futuro.

Nel analizzare le lezioni storiche, Petraeus evidenzia l'importanza della leadership strategica. Riferendosi al Vietnam, nota che ci vollero tredici anni per trovare la strategia giusta, quando ormai il sostegno interno era già crollato. In Iraq, prima del "surge" (l'aumento di truppe), la strategia americana fu invalidata dalla guerra confessionale tra sunniti e sciiti. Petraeus chiarisce che il surge non fu solo un aumento numerico, ma soprattutto un'esplosione di idee che permise di passare alla dottrina del "clear and hold": liberare un'area, restarvi, proteggerla e solo dopo trasferire il controllo alle forze irachene. Al contrario, in Afghanistan, gli Stati Uniti impiegano anni per trovare la strategia giusta, ma poi si ritirano seguendo le necessità politiche di Washington piuttosto che quelle afgane, pagando un prezzo visibile a tutti.

La seconda grande lezione tratta dal libro riguarda l'importanza delle trasformazioni tecnologiche. Petraeus osserva che in Ucraina la guerra cambia più rapidamente delle istituzioni militari tradizionali. Gli ucraini utilizzano circa diecimila droni al giorno, non solo come piattaforme semplici ma come sistemi sempre più autonomi guidati da algoritmi e intelligenza artificiale capaci di decidere e impartire istruzioni. Questo impone un cambiamento radicale nelle forze, nell'addestramento e nei mezzi. Due anni e mezzo fa si vedeva ancora la guerra ad armi combinate tradizionali, con carri armati e fanteria; oggi molte di queste formazioni non riescono più a sopravvivere nello stesso modo. I russi sono spesso ridotti a piccoli gruppi sotto la costante sorveglianza dei droni e subiscono perdite giornaliere che superano mille tra morti e feriti.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, Petraeus analizza l'evoluzione del conflitto con l'Iran. Il generale ritiene che il conflitto sia ancora lontano dalla conclusione e si trovi in una fase di confronto di volontà. I leader iraniani credono di poter resistere più a lungo dell'amministrazione Trump nonostante il rialzo del dollaro ai minimi, l'inflazione, la disoccupazione e un'economia fortemente sotto pressione. La chiave della strategia iraniana risiede nel controllo dei flussi energetici. Teheran ha compreso il valore strategico dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa circa il venti percento del petrolio mondiale e una quota analoga di gas naturale liquefatto (GNL). L'Iran ha dimostrato quanto possano essere efficaci numeri limitati di droni, missili e razzi per costringere gli Stati Uniti a modificare l'uso delle basi nella regione. Chi condiziona quei traffici dispone di una capacità di distruzione enorme, quasi equivalente sul piano strategico a ciò che cercava attraverso il programma nucleare.

L'evoluzione futura dipenderà dai flussi energetici. Se il corridoio del Central Command attorno all'Oman riuscirà a far uscire abbastanza greggio, se Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita continueranno a esportare via Fujairah e Yanbu e se la domanda globale, soprattutto cinese, calerà, il prezzo del Brent potrebbe scendere. A quel punto diminuirebbe anche la pressione politica su Trump, ridefinendo le sorti del conflitto. Tuttavia, Petraeus ritiene che le richieste iraniane – revoca delle sanzioni, riparazioni, scongelamento delle riserve e controllo dello Stretto – restino difficilmente accettabili nel breve termine, non vedendo una convergenza imminente.

Riguardo alla posizione della Russia, il generale valuta che le difficoltà per Mosca stiano aumentando. L'Ucraina non solo contiene i russi sul fronte, ma conduce una campagna strategica contro raffinerie e infrastrutture logistiche all'interno della Federazione Russa. Ci sono crescenti difficoltà nell'approvvigionamento di carburante e la campagna per isolare la Crimea. Petraeus ipotizza che la penisola potrebbe passare dall'essere il "gioiello della corona" di Putin a un peso strategico, generando ricadute significative per la politica interna russa.

Infine, Petraeus tocca il rapporto tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia. Sebbene Arabia Saudita e Pakistan abbiano da tempo una relazione molto stretta, l'ingresso della Turchia aggiunge una nuova dimensione alla regione. Nella Penisola Arabica, come altrove, si cerca di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Tuttavia, Petraeus nota che questa alleanza non sembra ancora essersi tradotta in una vera capacità operativa comune.

Riflettendo sull'eredità delle ere neoconservatrice di Bush e liberal-interventista di Obama, Petraeus sostiene che le esperienze in Iraq e Afghanistan hanno temperato i grandi disegni precedenti, portando a una maggiore cautela verso l'overreach (l'eccessiva espansione). Questo ha permesso a Trump di promuovere il concetto di "America First", ma Washington non ha rinunciato al proprio ruolo globale. Resta la convinzione che la NATO sia essenziale e che gli alleati abbiano valore, con gli Stati Uniti disposti a sostenere i propri principi senza spingersi troppo oltre.

Sulla Cina e la potenziale crisi di Taiwan, Petraeus esprime preoccupazione. Per impedire uno scontro serve una deterrenza solida nell'Indo-Pacifico, collaborando con gli alleati regionali. Gli avversari devono valutare correttamente le capacità americane e la volontà di impiegarle, mentre gli Stati Uniti devono rafforzarle senza essere inutilmente provocatori. Una guerra tra le due maggiori economie del mondo sarebbe, secondo il generale, uno degli sviluppi più rovinosi immaginabili.

F.Carrillo--TFWP